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Stradivari

 " La leggenda dello strumento musicale del Violino "

 

 

Il Violino, strumento principe dell'orchestra sinfonica, vede il suo trionfo migliore nel periodo storico musicale del tardo "Barocco". Ai giorni nostri pizzica la sua nobile presenza anche in altri generi musicali, se pur non necessariamente classici. Si narra così a bordo de "LaFavolaBlu", una pagina della sua storia, per molti aspetti degna di una vera e propria leggenda, per come uno strumento musicale, abbia saputo contribuire egregiamente a raggiungere piu' territori e piu' popolazioni Italiane, unendole sotto una stessa ed incredibile identita' musico- artistica: Dalla Liguria > a Cremona > al Veneto > e viceversa!


Ecco dunque il racconto che dimostrerebbe che, se nulla avverrebbe mai per puro caso, in verita’ l’arte della Musica sa fermamente confermarsi, al generoso servizio teso sempre al miglioramento della qualita’ della vita dell’essere umano.

 

Proprio nell’ambito di questa nostra nuova “Rotta Tematica” 2013 , tanto ambita, a breve potrete riscoprire che se la citta’ di Cremona e’la capitale della “Liuteria”, la citta’di Crema ne costituisce il caposaldo ufficiale dello strumento dell’Organo, e della costruzione delle campane: “La Provincia Musicale”.
 


È il 148 a.C. quando il Console Spurio Postumio Albino dà l’avvio della costruzione della:

"Via Postumia",

lo strumento per intensificare e consolidare i rapporti tra Roma e la Gallia Cisalpina.

 

Al tempo questa strada collegava i due principali porti del nord Italia, ovvero Ianua (l’odierna Genova) ed Aquileia, ed attraversava città come Cremona, Mantua (Mantova) e Verona; oltretutto era l’unica strada che permetteva di arrivare da Roma fino alla regione della Pannonia e alla regione retica (identificabile nel Trentino), poiché a Verona c’era il ponte che permetteva di attraversare il fiume Adige.

 

Seguendo il fil rouge della "Via Postumia", possiamo cominciare a parlare della "Liuteria".

 

Quest’arte inizia a prendere piede in Cremona verso la metà del XVI secolo con i manufatti di Andrea Amati, il primo artigiano che detta forme, canoni costruttivi e rapporti strutturali nella costruzione degli strumenti ad arco, solcando la strada per l’evoluzione di questa tipologia di artigianato, facendo di Cremona stessa la patria indiscussa del violino. L’arte della liuteria si sviluppa da strumenti preesistenti (ad es. la lira ad arco e la viola), e li riadatta perfezionandone in un primo momento secondo la tipica ripartizione vocale:

 

  • soprano = violino

  • contralto = viola contralto

  • tenore = viola tenore

  • basso = bassetto

 

Solo in seguito si arriva invece alla costruzione di soli 4 tipi di archi, ovvero:

 

 

  • violino 
  • viola
  • violoncello
  • contrabbasso

 

Per più di tre secoli si susseguono diverse generazioni di liutai, i quali si sono tramandati l’arte della fabbricazione del violino, come (oltre gli Amati) i Guarneri e sicuramente gli Stradivari specialmente nella figura del maestro Antonio. Della loro arte giunge voce anche in Europa, aumentando in tal modo il prestigio della città di Cremona.

Il Duomo di Cremona

Sulla base degli insegnamenti della scuola liutaia Cremonese in seguito sorgono altre scuole a Mantova e Verona (con alcuni membri della famiglia Guarneri), a Venezia, Milano e Napoli. Ancora oggi, comunque, i liutai (sia italiani che stranieri) si attengono scrupolosamente ai dettami stabiliti dai tre maestri liutai per eccellenza, ossia Amati, Guarneri e Stradivari (in primis).

Entrando nello specifico annoveremo che la scuola liutaria cremonese raggiunse dunque la sua massima perfezione con Antonio Stradivari (1644-1737), soprannominato il Michelangelo dei Violini, che, riassumendo un’esperienza ormai secolare, produsse strumenti di qualità ineguagliabile; altri strumenti di eccelsa qualità furono prodotti dai successivi liutai cremonesi, tra cui le famiglie Bergonzi, Ruggieri, Rogeri e da Lorenzo (1695-1745) e Giovan Battista Guadagnini (1711-1786).

Ai modelli della scuola cremonese si attennero altre importanti scuole liutarie italiane e straniere che fiorirono in epoca barocca. Fra quelle italiane, oltre alle già citate famiglie veneziane e mantovane dei Guarneri, si ricordano le scuole veneziane (di Mattero Goffriller, Domenico Montagnana e Santo Serafino), quelle mantovane (Camillo Camilli), di Milano (famiglie Grancino, Mantegazza, Testore, Landolfi) e di Napoli (Gagliano). Fra i liutai stranieri si distinsero particolarmente la famiglia di Johann Christian Hoffmann (1683-1750) in Germania, i Lupot, gli Chanot e la famiglia di Jean Baptiste de Vuillaume (1798-1875) in Francia, gli Hill e Barak Norman in Inghilterra.

Parlando di liuteria, il nostro pensiero non può che focalizzarsi nell’immediato sulla figura del violino, strumento ad arco che per la sua tipica tonalità viene considerato il “più acuto” rispetto agli altri strumenti della famiglia degli archi.

 

 Riconosciamo nel violino:

 

  • un manico, in acero, che termina con un ricciolo decorativo;

  • i piroli, che possono essere in ebano o in palissandro, su cui sono avvolte (attraverso la cavigliera) le corde per tenderle ed accordarle;

  • il capotasto, sottile sbarretta in ebano che si trova in capo alla tastiera e serve per tenere le corde sollevate affinché queste possano vibrare;

  • la tastiera, in ebano;

  • 4 corde, in budello animale o metallo, accordate sulle quinte (sol, re, la, mi)

  • il ponticello, di acero traforato, sul quale vengono fatte passare le corde;

  • la tavola armonica, superficie convessa di abete, su cui si poggia il ponticello;

  • un fondo bombato, in genere in acero;

  • l’anima, un piccolo cilindro inserito verticalmente tra le due superfici vicino al piede destro del ponticello;

  • le “effe”, aperture che si trovano sulla tavola armonica a destra e a sinistra del ponticello;

  • il filetto, intarsio di legno delineante i bordi superiori e inferiori dello strumento;

  • la cordiera, in ebano, dove si allacciano le corde dietro il ponticello e, fissata tramite una corda di minugia/metallo, ad un bottone applicato sul lato posteriore della cassa armonica;

  • le fasce, in acero, che congiungono il coperchio al fondo;

  • la catena, sottile striscia in abete, incollata sotto la tavola armonica.

 

Il suono viene riprodotto tramite lo sfregamento delle corde con un archetto (da qui il nome della famiglia), provocandone una vibrazione che viene trasmessa al ponticello, che a sua volta trasmette alla tavola armonica, dove tale vibrazione assume un timbro che viene amplificato dalla cassa armonica ed infine ritorna all’esterno tramite le effe.

 


 Uno speciale ringraziamento ai Cari gemelli

Loris & Manrico Cosso

per avere autorizzato la pubblicazione del loro brano intitolato :

"Ma Se Ghe Penso"

(Mario Cappello)

tratto dal loro album :

"Due Violini per Sognare"

con una dedica riservata a
"LaFavolaBlu".

 

 


I testi rielaborati portano genericamente come nota bibliografica il sito di “Wikipedia.org”, e come dettagliate informazioni storiche,

la fonte proviene dai trattati inviati ed autorizzati da Raffaele Bressi, di cui “LaFavolaBlu” ne offre il suo migliore apprezzamento,sentito e pubblico ringraziamento. 

Si rammenta che ogni forma di collaborazione, di richieste di contributi ed annotazioni, possono essere formulate direttamente al nostro indirizzo e-mail di redazione :
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