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AbissiDiFiaba

" La Musica un grande libro ...di Fiabe "

 

 

L’incredibile importanza che la musica riveste nella fase della crescita dell’individuo, era gia’ stata presa in considerazione dal VI-V secolo a.C., quando entro’ a fare parte del sistema sia educativo che di accostamento ai pianeti, alla sfera dei numeri.

E proprio nel V secolo a. C. il legame tra musica ed armonia dell’universo, viene sviluppato grazie alla mistica religiosita’ dei filosofi “pitagorici”, che ne confermavano che la melodia assieme alla matematica, erano in grado di coinvolgere l’intero cosmo.

 

  • "Platone"

Indusse ai tutori dello stato di assegnare alla musica un ruolo fondamentale nell’educazione dei giovani. Infatti essa doveva aiutare ad arricchire la mente el’animo della persona, cosi come la ginnastica ne educava il corpo. Ecco che le pratiche vocali e musicali, divengono obbligatorie nello studio fino ai trenta anni.
In particolare nel pensiero “platonico” la musica oltre l’aspetto edonistico, essa arriva a modellare la ragione, in quanto capace di influire sui comportamenti e sui costumi dell’uomo.
Platone introduce il concetto dell’ Ethos: L’arte del suono e’ in sinergia con la matematica e l’armonia delle sfere, e puo’ influire sul carattere e la’nimo soprattutto dei piu giovani.

 

  •  "Aristotele"

Ulteriormente ne amplia il pensiero di Platone, andando ad esplorare le qualita’ terapeutiche della musica, che i Greci chiamavano “Katharsis (Catarsi) o guarigione della mente, mediante la purificazione dell’animo.

Fin dalla nascita, il bambino si dimostra incuriosito ed interessato alla musica, dalla voce della mamma, al tintinnio di alcuni giocattoli, ed inizia ad associare questi rumori alla sfera del gioco e del divertimento.

 

Ecco che alcuni temi che troviamo in opere di alcuni compositori del Novecento, come ad esempio Maurice Ravel. Dunque la musica e la fiaba sono di fatto in simbiosi, creando la sintesi di un mondo fatto di gioco, fantasia,intuizione, e magia.

 

In un breve scritto commemorativo su Ravel, Mimie Godebski rievoca la consuetudine del musicista che soleva prenderla sulle ginocchia per narrarle le sue fiabe.

 

Ne “L’enfant et les sortileges” su testo di Colette, si narra la storia di un bambino capriccioso e svogliato che, punito dalla madre, per dispetto inizia a mettere a soqquadro la sua stanza dove è rimasto da solo: strappa i libri, fa volare in mille pezzi la teiera e la tazza, tira la coda al gatto, toglie il bilanciere all’orologio.

 

Dopo questa sfuriata capricciosa, si adagia stanco sulla poltrona; e qui cominciano i sortilegi: la poltrona si agita e si mette a ballare una danza antica, seguito dagli altri mobili; l’orologio si lamenta dell’equilibrio perduto (“Ding, ding, ding”); la teiera e la tazza in un buffo cinese chiedono vendetta; perfino il fuoco del caminetto, sfrigolando con lunghi vocalizzi, nega il suo calore al bambino, che comincia ad aver paura, mentre i pastori e le pastorelle della tappezzeria fatta a brandelli cantano un lamentoso addio (“Adieu pastourelles”).

 

Ad un certo punto dalle pagine del libro strappato esce a consolarlo la Principessa che lo rimprovera dolcemente (“Oui, c’est Elle”), intreccia con lui un tenero duetto, quasi fosse il Principe dal Cimiero color d’aurora, ma lo abbandona desolato (“Toi, le coeur de la rose”).

Ed ecco sopraggiungere l’aritmetica, un vecchietto con un pi greco in testa e un codazzo di numeri, che sconvolge il fanciullo poco studioso con terribili problemi.

Intanto è sorta la luna e due gatti intrecciano un buffo duetto amoroso; il bambino si trova in giardino, dove anche alberi e animali hanno sofferto i suoi dispetti e lo rimproverano: la rana, la libellula infilzata, il pipistrello si scontrano in una gazzarra frenetica, in cui uno scoiattolo viene ferito a una zampina. E il bimbo lo cura, fasciandolo con un suo nastro.

 

Gli animali, stupefatti del buon gesto (“Il a pansé la plaie”), riaccompagnano l’enfant dalla mamma (“Il est bon, l’enfant”).
Quello che sembra aver attirato Ravel verso un’opera quasi fatta di niente, eppure di così difficile realizzazione scenica che lasciò perplessa al suo primo apparire anche la critica, fu senza dubbio lo spirito di leggerezza e libertà ballettistica che la pervade, l’atmosfera fantastica del racconto e delle apparizioni (che esimevano Ravel da un realismo sentimentale a lui estraneo), la presenza del tenero mondo dell’infanzia.

E’ molto importante la scelta degli strumenti che riproducono proprio questo mondo fantastico. La scena dell’ira infantile è accompagnata dal secco timbro del pianoforte-luthéal che deforma il timbro del clavicembalo (o, in mancanza di esso, da un pianoforte verticale con un foglio tra i martelletti e la cordiera).

Quindi inizia la serie delle danze: il minuetto delle due poltrone, il martellante episodio della pendola, il dialogo della teiera con la tazza cinese.

L’orchestra ha un ruolo fondamentale, ricchissima di ritmi moderni e d’invenzioni timbriche, ma anche sognante e soffusa (trombe in sordina, celesta, contrabbassi spinti verso l’acuto, la sequenza di quarte e quinte degli oboi per dipingere in apertura il torpore della stanza del bambino svogliato).

 

(Mantelli).

 


 Un ringraziamento da parte de

LaFavolaBlu

alla fonte dei testi tratti dal sito www.rivistarte.com

n.3 “Sogni Fiaba”

all’autrice del trattato:

"Palma Laera"

(Pianista,Ricercatrice,Musicologa)