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 La Storia della musica popolare Italiana

 

La musica popolare italiana ha una storia molto complessa. L’unificazione nazionale è arrivata tardi nel nostro territorio, quindi moltissime tradizioni culturali non sono riuscite a omogeneizzarsi come in altri paesi europei; inoltre, la musica popolare italiana riflette la posizione geografica d'Italia nel sud d’Europa e al centro del Mar Mediterraneo: influenze arabe, africane, celtiche, persiane e slave sono evidenti negli stili musicali delle regioni italiane, permettendo a stili musicali molto diversi di coesistere nelle immediate vicinanze.

 

Lo studio ed il recupero della musica popolare italiana, si sviluppano negli ’40 e ’50 del XX secolo, con la crescita dell’etnomusicologia e del regionalismo.

 

  • 1948 – nasce il Centro Nazionale di Studi di Musica Popolare, ora parte dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, per studiare e raccogliere i diversi stili musicali italiani.
  • Anni ’50 – vengono compiute importanti registrazioni sul territorio da parte dell’americano Alan Lomax e degli italiani Diego Capitella, Franco Coggiola, Roberto Leydi e verso la fine del decennio vengono studiate con particolare attenzione le tradizioni popolari del Meridione.
  • Anni ’60 – si sviluppa la musica popolare legata a questioni sociali e politiche. Nasce a Milano l’etichetta chiamata I dischi del sole, che raccoglie il meglio dei canzonieri popolari e della canzone impegnata italiana e nello stesso tempo compaiono importanti gruppi, come il Nuovo Canzoniere Italiano, con numerosi musicisti e compositori (tra cui Giovanna Marini) che danno vita a molte pubblicazioni e concerti.
  • 1966 – viene fondato a Milano l’istituto Ernesto de Martino da Gianni Bosio per documentare la cultura orale italiana e la musica tradizionale.
  • Anni ’70 – dopo il successo della Nuova Compagnia di Canto Popolare, nascono molti gruppi folk revival, come ad esempio La Lionetta (1977), La Ciapa Rusa (1978), Re Niliu (1979),Calicanto (1981), Baraban (1983).

 

  • Nord Italia

Le regioni del nord hanno subito influenze celtiche e slave e la loro tradizione musicale è legata soprattutto al coro, composto solitamente da 4 o 5 voci, come il Coro della SAT del Trentino, derivato dai canti di montagna, oppure il Trallalero genovese, uno stile polifonico con 5 voci di cui una imita il suono della chitarra. I gruppi folk principali sono: La Ciapa Rusa (Piemonte), Barabàn e Pandemonio (Lombardia), Calicanto (Veneto), La Squadra – Compagnia del Trallalero (Liguria).

 

  • Centro Italia

Le regioni centrali è rimasta nel tempo l’ottava rima, un tipico componimento medievale, noto soprattutto in Toscana, Lazio e in Abruzzo che veniva completamente improvvisato. In queste regioni è anche famosa la danza detta saltarello. I cantanti folk revival più importanti sono: Lucilla Galeazzi, La Piazza e La Macina.

 

  • Sud Italia

L’espressione popolare collettiva si riflette nelle varie forme di Tarantella, nella Pizzica pugliese, nella Viddhaneddha calabrese e nei vari stornelli, serenate, ninne nanne, satire, canzoni religiose e mottetti siciliani. Famosa anche a livello internazionale, è la canzone napoletana che nasce come creazione individuale con l’accompagnamento di chitarre e mandolini o di strumenti caratteristici come putipù, triccaballacche e scetavajasse.

Sardegna: culturalmente diversa dalle altre regioni italiane, la Sardegna si distingue per il canto a tenores, ovvero un canto corale affidato a quattro voci maschili: la boghe (voce conduttrice), il bassu, (con tono grave e nasale), contra e mesa boghe (acuta). Importante è anche la poesia dei cantadores: due o più poeti che gareggiano improvvisando versi su di un tema assegnato. Da ricordare come strumento musicale le launeddas, formato da tre canne palustri.